![]()
Nome: Carvalho
"reietti. reietti che ogni giorno afferrano il futuro per la coda e fanno sci d'acqua sul presente, lieti di esserci, pronti ad affrontare il giorno, ad allevare e a coltivare, insegnare ed educare, partire per espolorare, tornare per raccontare..."
Wu Ming
Morfea77 in quella notte avevo b...
amicodelbigis in ascolto vinicio e ...
stuffswap in ascolto vinicio e ...
gchick in l'altra sera l'incon...
40enneisterica in l'altra sera l'incon...
gloriaz in l'altra sera l'incon...
DiariodiMarilyn in l'altra sera l'incon...
gchick in quella notte avevo b...
zakynthos in quella notte avevo b...
gloriaz in ...ti scrivo che &...
...hai da accendere?
alcatraz
beppe grillo
casaleggio e associati
davero?
ilounge
Joe Natta
kuaska
l'oroscopo
la strega
pjotro
Ulderico Pesce
zop
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
abbè
acquisizioni
affanculo i tag
affanculo i tag
attivismo
audio
autogrill
barze
cars
casso
cazzeggio
chiavi
cibo
cinema
citazioni
città invisibili
cose importanti
curiosità
hopper
humor
incazzature
lato oscuro
lettere aperte
libri
luoghi
memoria
mondo
montagna
movimento
moving
musica
news
odori
parole al telefono
personaggi
pets
poesia
positive thinking
scritte
sliding doors
sogni
storia
tech
unire i puntini
uomo
vita notturna
visitato *loading* volte
ascolto vinicio e bevo gin liscio
...il ballo comincia, e i passi non li sai, almeno non li sai tutti, il ballo comincia e tu sei lì in mezzo, dopo un po' capisci che è il basso che guida tutto, lo percepisci direttamente nella pancia è da lì parte il movimento, un accenno dolce all'inizio, ma poi finisce sempre che disegni nell'aria con il corpo, ti muovi, il ballo è cominciato, e il tuo vestito è bianco nel buio della sala, e non c'è movimento che ti sfugga, ci sei, ora ci sei, il tempo ora è fermo, guardi in alto e le stelle potresti toccarle, in questo momento la forza di gravità non è poi così opprimente, è tutto così leggero a muoversi a tempo...
aprire le ali, sì, a volte serve, e anche smettere di aver paura di cadere, lasciarsi andare, come si è, che forzatamente è diverso da come si vorrebbe essere, lasciarsi andare e basta.
ma, porcaputtana nel frattempo ho bruciato il primo ragù della mia vita...cazzo
[nell'aria: il ballo di san vito – vinicio capossela]

l'altra sera l'inconscio mi ha teso una trappola, la chiavetta, unica mia connessione disponibile è rimasta in ufficio. cioè il pensiero di prenderla c'è stato, era dentro il piccolo inventario delle cose da portarsi che mi capita di fare spesso da quando per esempio quella volta mi chiudo fuori di casa ed entro dal tetto. ed è stato un male, perchè così ho fatto venir fuori una voglia di camminare sui tetti che era lì da qualche parte, da parecchi anni, forse non me l'ero ancora tolta di dosso quella voglia, che poi dai, camminare sui tetti è la voglia di volare che te lo fa fare, sennò perchè dovresti farlo. ed è così che da allora mi arriva spesso questo scherzetto inconscio di dimenticare dentro le chiavi, e il bello è che lo sai bene che le chiavi vanno tenute appresso, ma in quel momento il padrone è lui, vuol dire che è ora di camminare sui tetti, e può anche capitarti con addosso le clarks che per essere giuste devono essere vissute, ma se son vissute la para che hanno sotto ti fa scivolare praticamente su qualsiasi superficie liscia.
quindi mollo giù quello che ho in mano, poi salto una ringhiera, e sono sul tetto, obliquo, quello della scena di harrison ford in frantic, sì, quello con alto rischio di cadere, mi piego per portare il peso verso la parete e comincio a salire aiutandomi con le mani, giro intorno al camino, abbàssati che c'è il cavo dell'antenna scuro che se capita di notte può decapitarti, lo senti che c'è dall'odore della ruggine vicino al naso mentre stai per andarci contro, ma subito dopo arrivi in cima, e viene spontaneo di girare lentamente lo sguardo tutto intorno, fatta, da lì non resta che saltare nel terrazzo ed è fatta, dentro.
e ti rendi conto anche del pericolo, ma siccome non c'è altro modo, a meno di non chiamare un fabbro ogni volta, il che significa attese, tempo, soldi, tutte robe che non è che ti vadano così tanto, quanto l'idea vicina al volare, di camminare sui tetti.
stavolta la chiavetta, qualche altra il portafoglio, tipo, prova a stare una giornata senza soldi ne niente altro...
oppure la penna, la tua penna, quel giorno non è da scrivere, evidentemente.
magari forse quello è un giorno da leggere...
"...Di nuovo sentì quel senso di soffocamento e si avvicinò alla finestra per respirare la notte. Con un guizzo ferino scavalcò la soglia di trachite, fece alcuni passi sopra le tegole e andò a sedersi a cavallo del cordulo che correva lungo il tetto della casa di S'Atturadore Mannu. Da lassù avrebbe potuto sbirroncare le stelle, allungare le braccia e accarezzare la luna. Avrebbe potuto volare come un merlo di monte oltre la punta di Carchinazzos e arrivare in cielo..."
(da: La vedova scalza - Salvatore Niffoi)
[nell'aria: I just wanna make love to you – muddy waters]

...ti scrivo che è notte, i contorni delle cose sono diventati più blandi, più sfumati, tendono a confondersi in fondo a una metafora di esistenza, chi scrive la notte è meno preciso, meno soggetto alle regole, qualcuno diceva che le persone giovani non dovrebbero mai scrivere la notte, perché questo potrebbe sconvolgerle, ché la parola di notte si fa più pesante e più leggera insieme...
ti scrivo di notte perché ora è il tempo per farlo, perché i destini si incrociano a volte, ma è molto difficile che si uniscano, e quando succede non è detto che duri così a lungo da non pensarci più.
ma il più delle volte si incrociano molto facilmente, dentro i mezzi pubblici, per strada, nei posti, dovunque ci sono destini da incrociare, magari ostruendo il passaggio a qualcuno in un luogo pubblico, senza sapere che questo lieve ritardo eviterà a quella persona di finire decapitata sotto un tram, oppure il contrario, il nostro piccolo sbaglio determinerà la morte di una persona, che se fosse passata di lì pochi secondi prima non sarebbe incappata in quella causa di morte, la decapitazione appunto sotto il tram.
i destini si incrociano sì, e a volte danzano fino a sfinirsi, o fino ad unirsi, o fino a finirsi.
quindi ti scrivo che è notte, lo sento dai grilli lì fuori, lo vedo dalla mezzaluna bianca sul mare, in fondo una notte potrebbe anche essere fatta solo di questo, una mezzaluna sbilenca, un stella poco distante, tanto nero intorno, e l'argento del mare lì sotto, sembrerebbe non servire altro...anzi no...
...alla fine ti scrivo sempre per lo stesso motivo, qui la birra è finita.
[nell'aria: se me escapan las palabras – concha buika]
dell'adesso...
