...lauta mancia a chi me le ritrova...

Eccomi

Utente: Carvalho
Nome: Carvalho
"reietti. reietti che ogni giorno afferrano il futuro per la coda e fanno sci d'acqua sul presente, lieti di esserci, pronti ad affrontare il giorno, ad allevare e a coltivare, insegnare ed educare, partire per espolorare, tornare per raccontare..." Wu Ming

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giovedì, 12 novembre 2009

ascolto vinicio e bevo gin liscio

...il ballo comincia, e i passi non li sai, almeno non li sai tutti, il ballo comincia e tu sei lì in mezzo, dopo un po' capisci che è il basso che guida tutto, lo percepisci direttamente nella pancia è da lì parte il movimento, un accenno dolce all'inizio, ma poi finisce sempre che disegni nell'aria con il corpo, ti muovi, il ballo è cominciato, e il tuo vestito è bianco nel buio della sala, e non c'è movimento che ti sfugga, ci sei, ora ci sei, il tempo ora è fermo, guardi in alto e le stelle potresti toccarle, in questo momento la forza di gravità non è poi così opprimente, è tutto così leggero a muoversi a tempo...

aprire le ali, sì, a volte serve, e anche smettere di aver paura di cadere, lasciarsi andare, come si è, che forzatamente è diverso da come si vorrebbe essere, lasciarsi andare e basta.

ma, porcaputtana nel frattempo ho bruciato il primo ragù della mia vita...cazzo

[nell'aria: il ballo di san vito – vinicio capossela]

...prese alla rinfusa dal secchio delle parole alle 01:45 | link | commenti (2)
cazzeggio

giovedì, 05 novembre 2009



l'altra sera l'inconscio mi ha teso una trappola, la chiavetta, unica mia connessione disponibile è rimasta in ufficio. cioè il pensiero di prenderla c'è stato, era dentro il piccolo inventario delle cose da portarsi che mi capita di fare spesso da quando per esempio quella volta mi chiudo fuori di casa ed entro dal tetto. ed è stato un male, perchè così ho fatto venir fuori una voglia di camminare sui tetti che era lì da qualche parte, da parecchi anni, forse non me l'ero ancora tolta di dosso quella voglia, che poi dai, camminare sui tetti è la voglia di volare che te lo fa fare, sennò perchè dovresti farlo. ed è così che da allora mi arriva spesso questo scherzetto inconscio di dimenticare dentro le chiavi, e il bello è che lo sai bene che le chiavi vanno tenute appresso, ma in quel momento il padrone è lui, vuol dire che è ora di camminare sui tetti, e può anche capitarti con addosso le clarks che per essere giuste devono essere vissute, ma se son vissute la para che hanno sotto ti fa scivolare praticamente su qualsiasi superficie liscia.
quindi mollo giù quello che ho in mano, poi salto una ringhiera, e sono sul tetto, obliquo, quello della scena di harrison ford in frantic, sì, quello con alto  rischio di cadere, mi piego per portare il peso verso la parete e comincio a salire aiutandomi con le mani, giro intorno al camino, abbàssati che c'è il cavo dell'antenna scuro che se capita di notte può decapitarti, lo senti che c'è dall'odore della ruggine vicino al naso mentre stai per andarci contro, ma subito dopo arrivi in cima, e viene spontaneo di girare lentamente lo sguardo tutto intorno, fatta, da lì non resta che saltare nel terrazzo ed è fatta, dentro.
e ti rendi conto anche del pericolo, ma siccome non c'è altro modo, a meno di non chiamare un fabbro ogni volta, il che significa attese, tempo, soldi, tutte robe che non è che ti vadano così tanto, quanto l'idea vicina al volare, di camminare sui tetti.
stavolta la chiavetta, qualche altra il portafoglio, tipo, prova a stare una giornata senza soldi ne niente altro...
oppure la penna, la tua penna, quel giorno non è da scrivere, evidentemente.
magari forse quello è un giorno da leggere...

"...Di nuovo sentì quel senso di soffocamento e si avvicinò alla finestra per respirare la notte. Con un guizzo ferino scavalcò la soglia di trachite, fece alcuni passi sopra le tegole e andò a sedersi a cavallo del cordulo che correva lungo il tetto della casa di S'Atturadore Mannu. Da lassù avrebbe potuto sbirroncare le stelle, allungare le braccia e accarezzare la luna. Avrebbe potuto volare come un merlo di monte oltre la punta di Carchinazzos e arrivare in cielo..."

(da: La vedova scalza - Salvatore Niffoi)
 

[nell'aria: I just wanna make love to you – muddy waters]

...prese alla rinfusa dal secchio delle parole alle 01:01 | link | commenti (4)
lato oscuro

sabato, 31 ottobre 2009

quella notte avevo bisogno di silenzio, invece il rumore del motore continuava a pestare. avevo davvero, anzi avrei avuto bisogno di silenzio, ma al rumore del motore si sovrapponevano le note del concerto di colonia, e poi avrei voluto un cielo silenzioso, e invece una luna fracassona faceva del meglio di se per oscurare tutto il resto e restare sola con al massimo una stella o due intorno.
 
nella mia testa invece cantava una vecchia strofa di paolo conte...sara-ti-sei-accorta...
 
e nel mentre i carabinieri di paese mi fermano e mi chiedono i documenti...quello che c'era in quel momento sul sedile del passeggero non te lo dico, ma è stato abbastanza da convincermi a spegnere la luce mentre quello si avvicinava, ho pensato che mi trovavo a meno di venti chilometri da casaldiprincipe, ho guardato l'uomo che si avvicinava, dal passo si capiva che non portava il giubbetto anti proiettile, in compenso aveva una vistosa pancia, allora ho messo via la paura, ho acceso una sigaretta, e ho pensato che tra non molto avrei dormito in un letto...
 
ecco i documenti, ci scusi per il ritardo, e lì ho pensato che il mio ritardo era una stronzata in mezzo ad una guerra di camorra, e quella notte usciva davvero saturno dall'opposizione, ero di nuovo libero, mi sentivo libero, e questa era la cosa importante. stavo viaggiando nella notte, non in una notte qualsiasi, nelLa Notte, e tutto sommato io che cazzo ci facevo lì a quell'ora...

...silenzio...accendo una sigaretta...ora, finalmente, c'era silenzio.

[nell'aria: mostafaj - mau mau]

...prese alla rinfusa dal secchio delle parole alle 16:41 | link | commenti (3)
affanculo i tag, affanculo i tag

martedì, 27 ottobre 2009

...ti scrivo che è notte, i contorni delle cose sono diventati più blandi, più sfumati, tendono a confondersi in fondo a una metafora di esistenza, chi scrive la notte è meno preciso, meno soggetto alle regole, qualcuno diceva che le persone giovani non dovrebbero mai scrivere la notte, perché questo potrebbe sconvolgerle, ché la parola di notte si fa più pesante e più leggera insieme...

ti scrivo di notte perché ora è il tempo per farlo, perché i destini si incrociano a volte, ma è molto difficile che si uniscano, e quando succede non è detto che duri così a lungo da non pensarci più.

ma il più delle volte si incrociano molto facilmente, dentro i mezzi pubblici, per strada, nei posti, dovunque ci sono destini da incrociare, magari ostruendo il passaggio a qualcuno in un luogo pubblico, senza sapere che questo lieve ritardo eviterà a quella persona di finire decapitata sotto un tram, oppure il contrario, il nostro piccolo sbaglio determinerà la morte di una persona, che se fosse passata di lì pochi secondi prima non sarebbe incappata in quella causa di morte, la decapitazione appunto sotto il tram.

i destini si incrociano sì, e a volte danzano fino a sfinirsi, o fino ad unirsi, o fino a finirsi.

quindi ti scrivo che è notte, lo sento dai grilli lì fuori, lo vedo dalla mezzaluna bianca sul mare, in fondo una notte potrebbe anche essere fatta solo di questo, una mezzaluna sbilenca, un stella poco distante, tanto nero intorno, e l'argento del mare lì sotto, sembrerebbe non servire altro...anzi no...

...alla fine ti scrivo sempre per lo stesso motivo, qui la birra è finita.

[nell'aria: se me escapan las palabras – concha buika]

...prese alla rinfusa dal secchio delle parole alle 08:08 | link | commenti (5)

mercoledì, 21 ottobre 2009

dell'adesso...


vabbè, è quello che si dice tardi, ma a volte questa frase non ha molta importanza in quanto relativa, tardi perchè, percosa, è sempre tempo, quello mio, quello da difendere, ad ogni costo.
scrivo come al solito per trasformarmi di tanto in tanto in parole scritte, piccole formiche nere su un foglio (o uno schermo) bianco.
sono qui, ti parlo da questa vita che in fondo è tutto quello che ho. e forse, ma forse mi basta. sì, l'incompletezza a volte fa capolino, ma l'incompletezza è in fondo anche quello che mi fa andare avanti, per colmare, per riempire, anche se il recipiente è sempre irrimediabilmente bucato, e il riempimento non arriva mai. però, nonostante tutto il gesto del riempimento non cessa, nuovi spazi vengono occupati da qualcosa, di volta in volta diverso, e il significato non sempre è necessario, anzi, a volte è proprio un di troppo il significato, quando basta l'intenzione di un significato, quando si è fatto tardi un po' per tutto, ma rimane dentro la voglia di qualcosa, che anche se non significa nulla va benissimo lo stesso.
si, mi rivolgo a te che vai a caccia di significati, e lo faccio magari per dirti che un significato a volte è un peso troppo grosso da portare appresso, quando in particolare è meglio che la notte sgrani pensieri liberi, da tutto, da tutto il resto.
sono nato in una mattina fredda di febbraio, figlio di un ultimo di carnevale e della nebbia che si taglia col coltello. mi ci son voluti anni per arrivare qui, e il motivo non sempre mi è chiaro, ma qui non mi fermo, perchè ho deciso di andare avanti, e sono quelle decisioni che ci metti un po' a prenderle, ma che poi sono irreversibili. mi piace la parola irreversibile, che non ci torni indietro, che non puoi, perchè è irreversibile, posso tornare indietro nello spazio, ma non nel tempo, credo sia per questo che hanno inventato i ricordi, per tranquillizzare chi si spaventa di non aver dietro nulla, di sapere che il punto di partenza è sempre zero, nello stesso modo hanno inventato il futuro per creare l'illusione che l'oggi poi alla fine passi. ma non è così, non sono fatto per passato o futuro, sono stato progettato per il presente, per vivere adesso, e se il passato è modificabile, e il futuro costruibile, l'adesso invece è irreversibile, se ti perdi un adesso non potrai più averlo, magari potrai ricordarlo, ma se non l'hai vissuto è difficile ricordarlo, per cui è perso per sempre. nei sogni l'adesso di certo lo vivo tutto, anche se per buona parte non posso ricordarlo, sai che c'è? che me lo riprendo l'adesso, a partire da adesso...
 
[nell'aria: moto browniano - franco battiato]

...prese alla rinfusa dal secchio delle parole alle 03:06 | link | commenti (4)
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